SIMBOLI E CALENDARIO

La tradizione popolare ha da sempre diviso l'anno in periodi, oggi stagioni, che rispecchiano la ritmicità della natura: il nascere, il crescere, il deperire della vita nel mondo vegetale, con notevoli implicazioni sulla vita animale e sulla comunità umana.
Abbiamo così dei momenti chiave, delle "cesure", dei giorni fissi individuati nel corso dell'anno, che spesso coincidono in civiltà e culture diverse, dal periodo primitivo ad oggi.
Troviamo queste "cesure" presso gli antichi umbri, gli etruschi, i romani, nel mondo medioevale e le vediamo attraversare il rinascimento per diffondersi e fondersi con altre tradizioni europee e giungere fino a noi.

La festa della Pasqua cristiana è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva al primo plenilunio successivo all'Equinozio di Primavera (il 21 marzo). Il risveglio della natura a primavera, con le simbologie pagane dell'uovo e dei fiori, va a mescolarsi con i significati religiosi della Pasqua, così la ancor viva tradizione della benedizione delle uova, che si ripete ancora nella mattina di Pasqua nelle nostre chiese va a dare un valore religioso ad un elemento augurale di origine pagana.

La festa del Corpus Domini lega il suo profondo significato religioso alla celebrazione della natura in fiore: ancora oggi ogni anno le strade vengono tappezzate con disegni multicolori ottenuti con petali di rosa e di ginestra.

In maggio si facevano anche le rogazioni, una specie di processione che attraversava i campi fermandosi in punti prestabiliti, il prete alzava la croce e invocava la protezione di Dio per gli uomini e, soprattutto, per i raccolti. Veniva recitata una lungaa litania di disgrazie, cui i fedeli rispondevano invocando "libera nos Domine!" Per segnare i punti in cui era richiesta una fermata, i contadini provvedevano a collocare nei punti fissi delle semplici croci in legno che in quei giorni ornavano con fiori, ramoscelli d'ulivo benedetto o rami di biancospino.

Un'altro dei "momenti magici" del calendario, riconosciuto e celebrato da molte culture è il solstizio d'estate, festeggiato nelle nostre zone in periodo pagano con fuochi, falò, canti e feste. Questa importantissima "cesura" entra nel calendario cristiano come festa di S. Giovanni (24 giugno) ma rimangono vivi e sentiti molti riti ancestrali e conduetudini precristiane, quali la raccolta di erbe e la tradizione di accendere grandi falò sulle colline, che è sopravvissuta fino a un paio di decenni fa.

Dopo S. Giovanni si arrivava un tempo al culmine della attività agricola, con la battitura del grano. Questo momento, oggi oggetto di rievocazioni in diversi paesi del Casentino, era un momento di grande lavoro ma anche di grande valore sociale.



Abbiamo poi la "cesura" del 15 agosto, festività celebratissima dagli antichi romani ed ancora oggi sentita nella nostra cultura. Il termine Ferragosto, dal latino Feriae Augusti= riposo di Agosto, indica una festa popolare, dalle radici antichissime: si collega anche con i "Consualia", il periodo di festa e riposo che nell'antica Roma si dedicava al dio Conso, protettore dell’agricoltura, per festeggiare la fine dei principali lavori agricoli. Agli inizi dell'età imperiale (18 a.c.) tali ferie vennero ribattezzate come "Augustali", in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto, da cui deriva l'attuale denominazione di ferragosto. Alla festa pagana è stata sovrapposta la festa religiosa dell'Assunzione, che ricorda la verità della fede cattolica, la quale afferma che la Madonna, al momento del suo trapasso terreno, venne trasportata, anima e corpo, in Paradiso.
Attorno alla data del 15 agosto nella nostra zona si concentrano sagre, fiere e riti religiosi, che si ripetono ogni anno accomunando la popolazione della vallata ai tanti turisti curiosi. Come termine del periodo di festeggiamenti si considera la fiera del 21 Agosto, che si tiene a Bibbiena, detta fiera del cocomero.

8 settembre Questa era una festa molto sentita dal popolo della montagna. Era la Festa di Maria, madre di Dio. Era anche il giorno in cui i pecorai lasciavano il paese per tornare in Maremma con le greggi e alla Madonna, in questa Festa, si affidava il destino della famiglia

La fiera di Ottobre, che si tiene a Bibbiena, ci ricorda come per molto tempo il mese delle "vacanze" in Toscana fosse proprio l'ottobre, quando tutti lasciavano le altre incombenze per provvedere alla vendemmia e gioire di essa.

Molto importanti e sentite le feste di Ognissanti e dei Morti, a cui adesso si sta sovrapponendo la festa neopagana di Hallowen. La tradizione di accendere ceri a ricordo dei defunti può comunque far pensare ad una lontana origine pagana, legata al diminuire della luce ed al culto dei morti, anche per questa festività. Ognissanti era anche l'ultimo giorno in cui i carbonai lasciavano il paese per tornare in Maremma.

Il "momento magico" del solstizio invernale è evidentemente collegato con le festività religiose e pagane di Natale e Capodanno. Dai Persiani ai Celti, dagli Egiziani ai Greci, ai Germani, molte popolazioni usavano celebrare la nascita del sole con riti collettivi e feste familiari, quasi sempre nei giorni prossimi al solistizio d'inverno. Per i romani era la festa del "Natalis Solis Invicti" ottavo giorno prima di capodanno, ovvero il 25 dicembre. Nella religione germanica la stessa festa era chiamata Yule, era celebrata il giorno successivo al solstizio d'inverno. Data la mancanza di una tradizione autorevole circa la nascita di Gesù, i cristiani vollero infine sovrapporre alla festa pagana la festa della nascita del vero Sole, Cristo. A questo riguardo deve segnalarsi nella nostra valle la sopravvivenza della simbologia del vischio, che veniva raccolto per addobbare le case. A portare i regali non era Babbo Natale ma il "ceppo" natalizio e la Befana. Il Ceppo era un grosso ceppo che veniva bruciato nel camino, battuto ed invocato faceva uscire qualche dolciume. Il ceppo doveva essere molto grande, rimanere acceso per tutta la notte. La mattina dopo un pezzo o "tizzone" non bruciato veniva raccolto ed inchiodato su un filare di viti, era benaugurante per il raccolto di uva. La vera festa dei bambini era l'attesa della befana che, il 6 di gennaio, provvedeva a dolciumi e caramelle e a pochi regali, magari anche a qualche agrume utile per le vitamine.
Altro simbolo molto sentito era il presepe: il più bello ed importante veniva ricostruito a S. Maria del Sasso, con pregevoli statue antiche. Viene allestito ancor oggi anche se le statue più antiche sono state rubate da qualche anno. Emergono da un passato lontanissimo i due falò in cui vengono bruciati la Befana, in piazza a Soci, ed il bello pomo(un grande ginepro che viene bruciato durante il carnevale) a Bibbiena, e con la sua fiamma crepitante dà gli auspici per il nuovo raccolto.

Anche il carnevale è una festa le cui origini sono antiche. Si può avvicinare alle feste romane dei Saturnali, che iniziavano il 17 dicembre e terminavano intorno al 23 dicembre. Fu poi il "carnem levare", popolarmente tradotto "carne-vale" o "carnasciale", per indicare il banchetto di abolizione della carne, prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima, ai nostri giorni è l'allegra festa in cui tutto è permesso, che si celebra prima dell'inizio della quaresima . Lo stesso mascherarsi rappresenta un modo attraverso il quale uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare sé stessi per divenire altro. A Bibbiena viene oggi organizzato un corteggio storico che rievoca la storia della Mea, una giovane lavandaia vissuta nel 1300, promessa sposa di un tessitore, rapita dal figlio del conte Tarlati.

La Candelora, per la sua collocazione all'inizio del mese di febbraio, quando le giornate iniziano visibilmente ad allungarsi, deve essere collegata al ritorno della luce: alcuni sostengono che la festa cristiana della Candelora sia una cristanizzazzione della festa di Imbolc. Per noi è un giorno importante, anche perchè da esso si traggono previsioni metereologiche: "Se piove o bufa per la Candelora dall'inverno semo fora, se c'e sole o solicello, siamo ancora a mezzo inverno". Sempre in merito alle origini della Candelora, nel "Lunario Toscano" dell'anno 1805 si ritrova questo testo: "La mattina si fa la benedizione delle candele, che si distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere un antico costume dei gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per le citta', mutando quella superstizione in religione e pieta' cristiana".

Il Mercoledì delle Ceneri, nelle Chiese cristiane, è il primo giorno della Quaresima, ovvero il primo giorno del periodo penitenziale in vista della Pasqua cristiana che ha inizio dopo il cosiddetto Martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale. Fino a pochi anni fa c'era la consuetudine di disporre, fin dal Mercoledì delle Ceneri, chicchi di grano entro i piatti, sul cui fondo era disposta bambagia umida. Nei piatti, sistemati in luogo buio e caldo, crescevano esili germogli bianchi (per mancanza di luce). Il Giovedì Santo i germogli venivano usati per addobbare chiese e cappelle, nelle quali si allestivano i "sepolcri".

La Quaresima, periodo di digiuno ed astinenza, era in passato trascorsa senza mangiare carne. Il Giovedì santo, secondo un'usanza nata durante la Controriforma, si svolge la pratica della visita ai sette sepolcri, a sette chiese dove è avvenuta la reposizione eucaristica. I sepolcri traggono origine da una cerimonia liturgica che risale al secolo XI quando la riserva eucaristica non venne più deposta in sacrestia ma su un altare. Il termine sepolcro fu adottato impropriamente - al giovedì ancora non si commemora la morte di Cristo - a causa della successiva usanza popolare di erigere la rappresentazione del sepolcro dove venivano solennemente deposte la Croce dell'altare e l'Eucarestia

PAGINA PRECEDENTE<---| INDICE |---> PAGINA SEGUENTE