Ricordano riti pagani alberi come il noce, sotto la cui chioma anche in Casentino si credeva si riunissero le streghe nella notte di S. Giovanni. La credenza era avvalorata dal fatto che, sotto il noce, non cresce altra vegetazione.
Ciò è dovuto alla presenza di sostanze allelopatiche (=tossiche per le altre piante) nei lisciviati fogliari (=acqua che cade a terra dopo aver bagnato le foglie). Ciò faceva dire ai casentinesi: "Ombra di noce, ombra di padrone", non si sa se ciò sia commento al noce o al padrone!.
Il potere "malefico" del noce veniva utilizzato per tener pulite le aie (=zone prossime alla casa colonica, che venivano utilizzate per i svolgervi particolari lavori, in primo luogo la battitura): piantandovi qualche noce non si dovevano poi tener a bada le erbacce. Comunque si raccomandava ai bambini di non addormentarsi sotto i noci, perchè "facevano venire il mal di testa".
Tutto il bosco era un luogo magico ed in molti casi terrifico: nel fitto del bosco vivevano l'onnipresente diavolo ed il più terribile degli animali mitologici della nostra campagna: il badalischio.
Uno dei nascondigli del badalischio era il bosco prossimo alla Fornace di Marena, nella località chiamata "fosso del diavolo".
Abbiamo raccolto qualche racconto e così ricostruito l'identikit del mostro: fatto in forma di serpente, ma con il corpo "grande come un bambino" cioè di diametro di 40 cm almeno. Con grando occhi infuocati, sguardo capace di paralizzare i malcapitati che lo incontravano, soffio (o alito?) capace di uccidere anche a distanza. Oltre che inghiottire i bambini, aveva il terribile potere di "ingravidare le vergini".
Questa creatura fantastica non è soltanto della nostra valle, era diffusa nel medioevo in molte parti della Toscana "il Badalischio, ch'è il più pessimo e feroce animale che Idio creasse, che pur col guatare uccide" (Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 )
"Apresso in questo poco / mise in asetto loco / le tigre e li grifoni / e leofanti e leoni, / cammelli e drugomene / e badalischi e gene / e pantere e castoro, / le formiche dell'oro / e tanti altri animali" Brunetto Latini, Tesoretto, a. 1274 (fior.), 1010, pag. 211.
A differenza di altre tradizioni, che parlano di basilisco con ali membranacee, con corona e testa di uccello, il nostro sembra strisciasse e avesse una faccia da serpente ed una corona o diadema fra gli occhi, la cui vista aveva effetto paralizzante. Era quindi assai simile al "serpente" dello stemma dei Visconti di Milano. Nella nostra zona la paura del badalischio è rimasta vivissima fino alla ultima guerra mondiale.
Alle simbologie pagane riguardanti le piante si sono presto sovrapposte quelle cristiane. Nella nostra valle ha avuto di certo una particolare influenza la Regola Camaldolese.
Come riporta la Prof. Alberta Piroci Branciaroli nella guida "Camaldoli. Il Monastero, l'Eremo, la Foresta", pubblicata da Edimont nel 2003,nelle Costitutiones scritte nel 1080 dal beato Rodolfo per tramandare l'insegnamento di S. Romualdo (che non aveva lasciato niente di scritto) c'è un capitolo intitolato "Il significto dei sette alberi".
In esso vengono elencate sette piante e di esse vengono descritte le caratteristiche, che finiscono per diventare metafore delle virtù spirituali.
Le sette piante che devono essere care all'eremita, e che quindi sono sempre state privilegiate nella coltivazione dei vasti possedimenti dei Padri Camaldolesi, sono:
Cedro
nota storica:simbolo di distinzione in santità e sincerità
nota botanica: probabilmente il simbolismo è legato alle qualità del legno, che è durevole e molto aromatico, pur non avendo canali resiniferi. Fin dall'antichità ha avuto un certo legame con il sacro, si dice che il tempio di Salomone fosse interamente rivestito di legno di cedro.
Sembra tuttavia che sia arrivato a Camaldoli solo nel 1861!
Biancospino
nota storica: usata per chiudere la vigna del Signore, ogni anno veniva abbondantemente potato ed ogni anno si copriva di fiori profumati, il monaco deve essere pungolato da questa pianta nella continua conversione di se stesso.
nota botanica: è una rosacea, parente prossima di molte piante da frutto (melo, pero ecc.) Ne esistono moltissime specie e varietà da giardino, difficili da riconoscere tra loro. I più diffusi sono il Crategus monogyna (i frutti hanno un solo seme) ed il Crategus oxyacanta (i frutti hanno due semi ciascuno).
Mirto
nota storica: simbolo di sobrietà e temperanza. Viene chiamato anche mortella, era molto famosa nella antichità. Il mirto era infatti usato per incoronare i generali vittoriosi.
nota botanica: è una mirtacea, molto diffusa nella area mediterranea, nella nostra valle "soffre un pò il freddo".
Olivo
nota storica: simbolo di gioia, misericordia e pace. Il valore dell'olivo e dell'olio ha sempre avuto un valore alimentare e liturgico. Quale simbolo di pace e di legame con la divinità (sacramenti) ha sempre avuto un particolare legame con i monasteri.
nota botanica: nella nostra valle siamo al limite del suo areale. Frequentemente le piantevengono danneggiate dalle gelate, soprattutto quelle tardive che colpiscono il fondovalle. Ci sono però alcune zone con clima più benevolo, piccole nicchie in cui la coltura è possibile (area Partina- Freggina)
Abete
nota storica: tende al cielo, e quindi a Dio, nella ricerca della luce, questo ne fa il simbolo di elevazione spirituale e meditazione. Il legame con i monaci era tanto forte che si diceva "ubi fratres, ibi abies" (dove ci sono i frati, lì c'è l'abete)
nota botanica: gli abeti presenti nei nostri boschi sono fondamentalmnte tre: abete bianco (Abies alba), abete rosso (Picea pungens), abete americano (Pseudotsuga menziesii). Il testo si riferisce senza dubbio all'abete bianco, che è stato largamente coltivato dai monaci, l'unico dei tre che si possa fra l'altro considerare tipico della nostra zona (l'abete rosso si trova spontaneo solo all'Abetone in Toscana, l'abete di Douglas è di origine americana.
Olmo
nota storica: rappresenta il sostegno e la sopportazione. Si tratta dell'olmo campestre (ulmus minor). ha due caratteristiche che potevano colpire la fantasia e collegarlo ai concetti di sostegno e sopportazione: si propaga vegetativamente per polloni radicali colonizzando in questo modo anche i terreni franosi, veniva usato in alcune regioni d'Italia come tutore della vite (da noi veniva invece usato l'acero campestre, detto oppio).
In passato qusta pianta veniva usata per produrre foraggio: a fine agosto i rami giovani e ricchi di foglie venivano raccolti in fascine ed utilizzati come foraggio.
nota botanica:quasi sparito dalle nostre campagne per una epidemia di grafiosi,
Bosso
nota storica: simbolo di umile perseveranza. E' la pianta più utilizzata dall'ars topiaria, potata in ogni forma all'interno dei giardini "all'italiana"
nota botanica: pianta capace di sopravvivere con poca luce e di sopportare ogni genere di potatura, è stato sempre utilizzato per siepi e bordure. Il legno, durissimo e compatto, è molto pregiato. La segatura viene utilizzata in oreficeria per pulire i gioielli.
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Ben altro valore aveva il castagno, la base della sopravvivenza di una buona parte della popolazione della valle. Per questo, invitiamo a consultare il sito degli ecomusei del Casentino: http://159.213.82.124/sistema_bosco/museo_castagna.htm
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