Il vivere quotidiano e la natura che ci circonda, sono continuamente legati ai nostri 5 sensi, il colore è forse, insieme alla forma, tra le prime percezioni che impariamo a riconoscere, unite spesso ai suoni.
Anche nelle civiltà arcaiche ogni colore ed ogni suono avevano un particolare significato, tanto da assumere notevoli aspetti simbolici ed a volte rituali.
In ogni cultura c'è comunque un legame colore-simbolo che tutto il contesto sociale riconosce.
E' soprattutto nei vessilli, nelle bandiere, nelle divise che il colore rappresenta un nome, una famiglia, uno stato, una idea religiosa o politica. Nella nostra valle queste connotazioni sono ancor oggi presenti e sentite in maniera forte.
Da millenni il ROSSO è il colore della vita, della passione, della forza, delle sensazioni forti, il colore delle bandiere e dei gonfaloni, per la chiesa è il colore dei martiri;
l'AZZURRO è visto e sentito come un colore dolce (in parallelo al rosa) è il colore delle vesti della Madonna e degli angeli,
ma anche dei ricchi e dei potenti: i nostri pittori da secoli lo hanno usato in affreschi e tele.
A Bibbiena troviamo a contrapporsi la bandiera del fondaccio, gialla e rossa, alla nobile piazzolina, bianca ed azzurra.
Esisteva tutto un filone legato alla produzione dell'indaco, il sale ottenuto da una pianta e che veniva usato in tintoria per ottenere il
celeste e l'azzurro, era un colorante molto costoso e raro, per questo solo i ricchi vestivano di blu o di azzurro.
Il GIALLO, colore della luce, era ricercato ed usato per ornamenti e vessilli perchè simile al colore dell'oro, quindi del potere.
Nei mosaici e nei dipinti veniva usato l'oro, in sottili lamine. Il VIOLA, simbolo di mestizia, malinconia, è il colore dell'Avvento e della Quaresima,
simbolo di penitenza ed ancor oggi, per molti, portatore di cattiva Il Viola fiorentino ha tuttavia diverso significato, sembra che si sia originato per un errore di tintura, un fissaggio sbagliato di una tonalità di rosso.
Il NERO è colore della morte, del lutto: si contrappone al BIANCO che è simbolo di vita, di gioventù e gioia. Viene usato per i battesimi,
le comunioni, i matrimoni, è anche simbolo di onestà e purezza.Per la chiesa è il colore della Pasqua e del Natale, delle feste della Madonna, dei Santi e dei dottori della chiesa.Il bianco dei camaldolesi non è altro che il colore della tela grezza, particolarmente chiaro perchè la pecora casentinese sembra avesse il vello particlarmente chiaro.
Il VERDE è per noi il verde della valle, che va dai toni più chiari delle giovani foglie dei faggi a quelli più scuri dei cipressi
che delimitano i confini di proprietà e le strade campestri, in genere è simbolo di crescita, di speranza, per la chiesa è il colore del periodo che va dal Natale alle Ceneri e dalla pentecoste all'Avvento. Il MARRONE è la terra, ma anche l'autunno e la castagna, che per secoli e
secoli ha nutrito gli abitanti della montagna.
Le tonalità GRIGIO -NOCCIOLA era considerato il colore dei poveri, questo perchè, quando si tingeva con metodi naturali, era il colore più facile da ottenere da molti tipi di foglie e radici. Da questo deriva ilm saio francescano, simbolo stesso di povertà ed umiltà.
Una particolare menzione la meritano i colori ARANCIO BECCO D'OCA e VERDE FORESTA che hanno fatto del panno casentino il simbolo e la bandiera del nostro territorio, insieme al ricciolo di un tessuto povero, alle origini, ma oggi famoso nel mondo per il senso di protezione ed armonia che trasmette al tatto ed allo sguardo.
Questi due colori identificano tutta la valle del Casentino, le sue giornate piene di sole, la folta foresta, le piccole pianure e le colline ricche di una vegetazione che continuamente si diversifica in siepi, campi, boschi.
Il colore arancione sembra sia nato da un errore di tintoria, un colore strano, invendibile sul mercato fiorentino, venne svenduto all'interno della valle, rendendo i suoi abitanti facilmente riconoscibili.
Questa simbologia ci sembra ovvia, è però curioso notare come presso altri popoli la simbologia sia diversa ed addirittura opposta (il bianco in Giappone è simbolo di lutto).
Dietro alla sensazione visiva e simbolica c'è tutta una tradizione tintoria legata all'utilizzo di piante, radici, erbe, che passava dai materiali naturali al colore attraverso un processo complesso e spesso simile alla magia: così era per l'indaco, i fiori gialli producono acqua verde ed il panno, verde nell'acqua, una volta estratto diviene giallastro e quindi pian piano diventa di un azzurro forte e puro.
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