Alcuni alimenti, che leghiamo indissolubilmente alla nostra tradizione alimentare, sonno in effetti entrati solo fra '700 ed '800 a integrare una dieta abbastanza povera.
Così dobbiamo ricordare che granturco, patata, pomodoro, fagioli (esclusi quelli dall'occhio o di S. Anna), peperone, alcuni tipi di zucca,
sono piante che dobbiamo alla scoperta dell'America. Sono arrivate lentamente in Europa ed ancora più lentamente in Casentino.
MAIS:
fu conosciuto dagli europei un mese dopo la scoperta dell'America, precisamente il 6 novembre 1492, a Cuba (dove era chiamato maiz).
Da allora impiegò molto tempo per arrivare in Italia, secondo alcuni veniva chiamato granoturco, a causa del fatto che il linguaggio comune chiamava "turco" tutto ciò che era straniero,
secondo altri il nome deriva dal fatto che arrivò in Italia passando attraverso i Balcani.
Notizie sulla sua introduzione in Casentino si trovano negli scritti di Mario Agostini o Mario da Monte, che oltre ad essere un appassionato di cucina lo era anche della storia locale.
Egli colloca l'arrivo del mais in Casentino attorno al 1750 ed aggiunge che incontrò difficoltà colturali tanto che l'introduzione nella rotazione agraria avvenne solo nella prima metà del XIX secolo.
Nel corso del Circolo di Studio abbiamo tuttavia potuto consultare direttamente un documento proveniente dall'archivio privato della famiglia Nati Poltri di Bibbiena, in cui si documenta la coltivazione di mais, nella bassa valle dell'Archiano, già nel 1716 e 1717.
Abbiamo addirittura potuto ipotizzare che la Fattoria di Marena, acquistata da un noto botanico nel 1698
(il bibbienese Pietro Nati o Petrus Natii, 1624-1717, per oltre dieci anni, a partire dall 1672, fu Prefetto dell'Orto Botanico di Pisa,
direttore della Farmacia e del Laboratorio Chimico, nonchè Docente di Storia Naturale nella Studio Pisano), sia stata in qualche modo il primo centro di coltivazione della coltura nell'alto Casentino.
FAGIOLI:
il fagiolo più diffuso è oggi il Phaseolus vulgaris, originario di Perù e Colombia. Il fagiolo "dall'occhio" o di S. Anna è invece nativo dell'Africa centrale.
Per i fagioli Mario Agostini ipotizza ancora che la coltivazione sia iniziata fra il 1750 e la fine del secolo.
PATATA:
La patata è originaria delle regioni montuose della cordigliera andina e dell'America centrale, venne introdotta in Europa solo nella seconda metà del 1500 e
si diffuse solo alla fine del XIIX secolo.
Facile da coltivare e da conservare divenne, visto il suo alto valore energetico, il cibo fondamentale per i contadini di tutto il mondo.
Per la patata l'introduzione in Casentino viene collocata più tardi, ad inizio XIX secolo.
POMODORO:
Anche il pomodoro è una pianta americana, proviene dalla zona di Cile, Equdor e Perù.
Per il pomodoro, l'introduzione avvenne in Italia verso la fine del '700, Ricetta pressoché identica si trova, nel 1705, nel Panonto toscano, redatto da Francesco Gaudenzio (1648-1733), cuoco dei Gesuiti, che propone il misto di verdure in tegame, reso inconfondibile dal rosso dei pomodori, pelati, spezzettati e soffritti nell’olio. Comunque il pomodoro venne guardato con sospetto tanto che a fine '800, quando già veniva trasformato industrialmente, ancora si discuteva sulla sua tossicità.
PEPERONE:
ancora una pianta americana, originaria della America centrale.
L'alimentazione e la tradizione culinaria della nostra vallata devono quindi essere ripensate, togliendo molti degli alimenti più comuni.
Alla base della alimentazione c'erano i cereali: grano, ma anche farro, segale, orzo. I legumi utilizzati erano i ceci, le lenticchie, le vecce.
Ancora dagli Archivi della famiglia Nati Poltri abbiamo cercato di documentare altri alimenti. In giugno, finito il grano vecchio e non ancora pronto quello nuovo, si mangiava pan di saggina, saggina che arrivava addirittura da Firenze!
Un elenco di derrate alimentari dette "grasce", di fine '600, indica :
Grano, staia venti uno e un quarto
Rovigli, un quarto,
Segale, staia otto e mezo,
Scandella, ed orzo, staia undici e mezo,
Vena, staia un mezo,
Fave, un quarto,
Mochi un mezzo staio,
Fagioli un quarto
Lo STAIO era l'unità di misura del tempo, corrispondente al grano necessario per seminare uno "staiore" di terra. Erano circa 20 kg.
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