Durante il Pliocene, grazie a sollevamenti orogenetici del fondo marino (circa 4/5 milioni di anni fa ) si arriva
ad avere quasi l'intera Toscana emersa. Il sollevamento non uniforme del suolo, ostacolando il flusso dei corsi d'acqua,
dà luogo alla formazione di grandi laghi fra cui il lago del Casentino.
Questo lago doveva avere la superficie poco più in basso degli attuali 500 m di quota (era sott'acqua Bibbiena, che
sorge su un terrazzo fluviale) ed avere la sua soglia naturale al “Groppino”, fra Bibbiena e Rassina.
Attorno al lago, la Toscana emersa era un vecchio fondale marino sollevatosi per i movimenti orogenetici,
costituito da vari tipi di rocce sedimentarie autoctone o arrivate qui da est (unità liguri).
Dopo questo momento, nell'era Quaternaria il movimento tettonico ha agito prevalentemente con forze di tipo distensivo.
In Casentino è iniziato il riempimento del bacino con i depositi lacustri.
Spesso il lago viene indicato come “Villafranchiano” attribuendolo al periodo chiamato dai paleontologi Villafranchiano:
un intervallo geologico posto a cavallo tra Pliocene superiore e Pleistocene inferiore.
In questo periodo compare anche l'uomo, come Homus erectus, che predilige le località prossime ai bacini lacustri.
Intorno ai 7-800.000 anni fa, si verifica quel forte deterioramento climatico in senso freddo che dà inizio al Quaternario
cosiddetto "glaciale" ed in conseguenza del quale le faune a mammiferi di tutta l'Europa si riducono in modo drastico,
estinguendosi o dando luogo a sottospecie locali, e vengono sostituite da una schiera di nuovi elementi provenienti
dall'Asia tramite successive ondate migratorie. Più tardi il clima migliora: possiamo farci una idea dell'antico lago pleistocenico casentinese,
con l'esame dei fossili di animali che vissero attorno alle sue sponde oltre 300 mila anni fa; Alcuni ritrovamenti fossili paiono avvalorare
l'ipotesi che la nostra zona godesse allora di un clima caldo ed umido quale l'attuale foresta equatoriale con relativa flora e fauna (Elefahs meridionalis, tronchi di latifoglie).
Nell'Olocene (inizio: 10.000 anni fa: clima e vegetazione simili a quelli attuali) il fondovalle svuotato d'acqua e riempito di materiali erosi dall'Appennino è divenuto pianura. I torrenti, che prima avevano portato detriti formando grandi banchi di sedimenti fluviali, iniziano quindi a scavarsi il corso incidendo questi terrazzi.
Successivamente le erosioni ed i recentissimi depositi alluvionali hanno completato la storia geologica della valle.
La presenza del genere Homo in Casentino è documentata fin dal paleolitico inferiore.
Non sono stati rinvenuti reperti ossei attribuibili ad individui del nostro genere, ma esiste una buona documentazione di industrie litiche (oggetti in pietra lavorata).
Nel Paleolitico inferiore sembra che l'uomo erectus prediligesse le località prossime a bacini lacustri, ed il Casentino offriva queste condizioni.
Anche per il paleolitico medio (da 150.000 a circa 50.000 anni fa), che vide la comparsa di H. neanderthalensis in Europa,
sono stati ritrovati numerosi strumenti in proprio nella zona di Bibbiena: in località Coccaia ed in altre zone prossime a Marena ed a Soci.
Le zone interessate dai ritrovamenti si trovano su quelli che furono i terrazzi del bacino fluvio-lacustre del Casentino (pleistocene inferiore-Villafranchiano)
In altre zone del Casentino sono stati rinvenuti dei microliti di due insediamenti del Mesolitico,
periodo che coincide approssimativamente con la fine della glaciazione di Wurm (12.000 anni fa) ed arriva approssimativamente a 7.000 anni fa.
Pochi ma pregiati pezzi ritrovati presso Marena documentano la presenza umana per il periodo Neolitico (dal 10.000 a. C. fino a circa al 6.000 a. C.)
ed eneolitico (da 6.000 a 2.500: inizio della storia): Camenza punta di ematite rossa (neolitico), Marena ascia neolitica in pietra levigata verde, Bibbiena vari reperti neolitici
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